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Riforma della giustizia, esperti a confronto

Incontro con il magistrato Stefano Brusati e l’avvocato Stefano Freschi

Le ragioni del sì e del no alla riforma costituzionale sulle carriere dei magistrati si sono confrontate giovedì scorso in occasione di una conviviale del Rotary Club Salsomaggiore Terme, presieduto quest’anno da Roberto Cupola. Ospiti della serata sono stati Stefano Brusati, magistrato e presidente del Tribunale di Piacenza schierato per il no, e Stefano Freschi, avvocato cassazionista favorevole alla riforma. Introdotti da Franco Guariglia e alla presenza dell’assistente del governatore Giovanni Pedretti, i due hanno esposto al pubblico le loro ragioni.

«Io credo che questa riforma sia il necessario completamento del percorso verso un giusto processo – ha spiegato Freschi – . Un giudice per essere davvero terzo non deve avere legami ordinamentali con le parti, mentre ora giudici e pubblici ministeri siedono insieme in diversi organismi. Il problema non è il passaggio tra una funzione e l’altra. E’ una questione di trasparenza dei magistrati verso le collettività: con la riforma il giudice diventa davvero terzo».

Di parere opposto Brusati. «E’ vero che oggi c’è un concorso unico per giudici e pubblici ministeri ma è anche vero che ci sono regole che stabiliscono una separazione di fatto della carriera requirente da quella giudicante – ha spiegato – . I veri problemi della giustizia penale sono la bulimia normativa e la lunghezza dei processi, temi che questa riforma non tocca. Per questo la ritengo sostanzialmente inutile. Un giudice è terzo per definizione, a prescindere dal concorso superato per entrare in magistratura».

Entrambi i relatori hanno mostrato una grande capacità di chiarire i punti della riforma, spiegando in modo cristallino come funziona oggi e come, se passerà la riforma, funzionerà la magistratura domani. Nel contempo, si è parlato di alcuni dei problemi oggi presenti che invece la riforma non tocca. La riforma, che dovrà essere confermata dai cittadini attraverso un referendum, prevede la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti.Saranno istituiti, quindi, due organi distinti: un Consiglio Superiore della Magistratura Giudicante e un Consiglio Superiore della Magistratura Requirente (uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri). Viene infine istituita una nuova Alta Corte per gli illeciti disciplinari contestati ai magistrati.